venerdì 19 ottobre 2007

Io ho scelto la verità

Si ritorna a scrivere....In un mese infuocato da scontri sulla politica, parlo di un qualcosa di più importante: la libertà di stampa. Quante volte ne sentiamo parlare. Dati recenti ci dicono come il nostro paese sia soltanto in 35 posizione per libertà di stampa, con un leggero trend positivo rispetto all'anno precedente. Siamo troppo lontani dalle prime posizioni. Mondo dell'industria, politica , ma anche le semplici associazioni sportive hanno ormai una capacità di persuasione sui giornalisti. Basta dire una mezza verità che vada a infastidire qualcuno e subito il giornalista è costretto a fermarsi. Ora, mi direte, questo è qualunquismo. Frasi banali, cose risapute da un sacco di tempo. Io però voglio darvi un esempio concreto. Pratico da alcuni anni la scherma in quel di Torino in uno dei più prestigiosi circoli del mondo. Qui mi è stata offerta , la possibiltà, qualche mese fa, di poter svolgere uno stage come giornalista all'interno delll'ufficio stampa. Non ancora assegnatomi ufficialmente l'incarico ho scritto diversi articoli su eventi sportivi . Ora un mese fa, a settembre, ho scritto una lettera, un ricordo del ritiro agonistico. La bozza presentata in redazione non mi è stata pubblicata. Due le motivazioni: una frase innegiante ad un qualunque tipo di regime; in secundo una riga in cui esaltavo il mio maestro di scherma, cosa assolutamente vera e di cui non mi vergogno. Per rispetto dei lettori metto a disposizione la bozza bocciata. Si trova sul mio blog. Il titolo della lettera è... Maniva: una terra di conquista.
Ci sono stati molti spiacevoli episodi che si sono verificati in seguito a questo evento. Non intendo parlarne. Non è interesse dei lettori. Posso solo dire che ho rinuciato all'incarico propostomi come aiutante del servizio stampa per non cambiare il contenuto del mio articolo.
Mi chiedo e vi chiedo: ma se la censura è presente a questi infimi livelli.. una volta che si arriva a scrivere su una grande testata, quanto si viene influenzati, ostacolati o a dire peggio bloccati?
La mia risposta è una sola: una questione morale. Tocca a ciascuno di noi che fa informazione dire il vero, anche se fa male( pensate al povero Santoro bloccato dalla censura di sinistra e specifico che io non sono assolutamente di sinistra). Se noi sappiamo che stiamo dicendo il vero, non possiamo arrestarci , accettare le censure che vengono dall'alto. Dobbiamo andare avanti per la nostra strada, rinunciando anche alla posizione che si è faticosamente conquistata.
Usando il buon senso, so benissimo che molte volte si può chiudere un occhio perchè la vita è fatta di compromessi. Non sempre verità e riconoscenza coincidono. Ogni persona è libera di scegliere una delle due. Io ho scelto la verità.

martedì 25 settembre 2007

Maniva: una terra di conquista

Spirito, grinta e sacrificio. Requisiti fondamentali nella vita. Non facili da trovare in ciascuno di noi, soprattutto in un momento in cui si è abituati ad avere subito quello che si vuole .
Se vuoi vivere il Maniva devi essere pronto a farlo: non esiste la frase “ non ce la faccio più “. Anche se stai morendo nell’ultimo scatto dopo 20 ripetizioni devastanti tu devi continuare a correre e non puoi mollare.
Maniva è impegno(corsa, camminate , palestra e non dimentichiamo le gambe scherma), sacrificio, ma soprattutto una grande famiglia. Trenta ragazzi che vivono insieme per 2 settimane ,isolati dal mondo ( il paese più vicino è a 12 km di distanza dall’albergo in cui si dorme), senza televisione, immersi nella natura. Lo spirito di gruppo che lentamente si forma e si rafforza. L’aiuto tra i grandi e le nuove leve che dimostrano grande carattere e spirito di sacrificio.
Maniva è anche natura: un paesaggio che sembra essere rimasto fermo nel tempo. Montagne alte e verdi, incontaminate dall’uomo.
E poi ci sono Attila, Fabri e Marco insieme a Eddi e Lalla. Forse sono loro il lievito per amalgamare
tutti gli sforzi ed i sacrifici fatti dai ragazzi.
Attilio tu sei il Maniva. E’ dentro il tuo sangue, il tuo modo di essere. E ogni anno cerchi di trasmetterlo ai vecchi e ai nuovi ragazzi che ti si presentano sotto Dosso Alto.
Sempre con lo stesso messaggio: quello di essere vincenti nella vita.

domenica 9 settembre 2007

E' ora di cambiare

Basta al populismo berlusconiano. La destra italiana non ne ha più bisogno. E' giunta l'ora di fare una profonda riflessione all'interno di movimenti come Forza Italia, Alleanza Nazionale e la Lega lombarda.
Se si vuole pensare a un vero rinnovamento, a un futuro partito unico della destra dobbiamo concentrarci su quelli che sono i nostri valori, gli ideali e le idee per il cambiamento.
Non possiamo più aggrapparci a un Berlusconi ormai settantenne, megalomane e con un passato alquanto oscuro su alcuni punti( mi riferisco ad esempio alle modalità con cui il giovane imprenditore riuscì ad ottenere i finanziamenti per inziare la sua gloriosa ascesa o alla sua amicizia con Bettino Craxi).
E' vero, ci ha portati alla vittoria per ben due volte; ma a quale prezzo: tralasciando gaffe di livello planetario, leggi ad personam e una tragica presenza in Iraq, la sua personalità ha di fatto spento il fuoco, la vitalità degli altri partiti alleati.
Fini, possibile erede, si è rivelato come persona senza polso. An si è sgonfiata nelle mille battaglie interne per togliersi l'etichetta di partito fascista, rinnegando il suo passato.
La lega è e purtroppo continua ad essere un movimento populista e violento, sempre pronto a far saltare gli equilibri nella coalizione di centro destra. Solo Berlusconi riesce a fermarla.
Ora, di fronte a tale situazione, come possiamo desiderare che la nostra destra ritorni di nuovo al governo? Vogliamo di nuovo rivivere i cinque anni della legislatura Berlusconi?
E' vero, il governo Prodi è letteralmente un disastro. Fa brodo da tutte le parti.
Ma la destra non è ancora pronta per tornare a governare: manca un programma, una coalizione ed una valida alternativa a Berlusconi.
Bisogna lasciare posto alle nuove generazioni e alla loro volontà di partecipare alla costruzione di una nuova Italia.
Si deve costruire un partito unico, giovane, dinamico e che abbia questi tre cardini come fondamenta : valori, tradizioni e riformismo.
Io sono fiducioso. Insieme, uniti non possiamo fallire.

Enrico reghini di Pontremoli.

domenica 26 agosto 2007

Uniti assieme non possiamo fallire

400 condannati a morte da quando è stata ripristinata la pena capitale negli USA. Un massacro costante, disumano. Anni di battaglie che sembrano essere inutili. Il Corriere della Sera di venerdì 24 agosto riporta i dati sconvolgenti sul numero di esecuzioni e sulle tecniche adottate per attuarle: impiccagioni, sedie elettriche e iniezioni letali. Pensate che in Texas possono essere condannati a morte anche coloro che sono stati complici di un omicidio, pur non avendolo, di fatto, commesso direttamente. E' quello che succederà nei prossimi giorni a un ragazzo 27enne, reo di non avere bloccato un suo complice che nel 1996, durante una rapina, uccise una persona.La pena capitale, oltre ad essere un atto barbaro ed inefficace( le rapine, gli omicidi e gli stupri non si sono certamente fermati), è anche un atto di violenza nei confronti della libertà dei cittadini. Con quale diritto uno stato qualunque, si può permettere di decidere se togliere o meno la vita a una persona? Dov'è il sentimento del perdono?. La pena deve avere sempre una funzione rieducativa. Se lo stato uccide una persona lede questo principio fondamentale. Non solo gli Usa, ma anche Cina, Iran e moltissimi altri paesi del mondo hanno da imparare e da maturare su questo tema.La civiltà europea, deve essere modello per gli altri stati del globo terrestre. Questo non significa negare che l'europa sia stata immune, nel passato, da grandi massacri e tragedie. Abbiamo vissuto i drammi dell'inquisizione, della rivoluzione francese con la sua epoca del terrore, due guerre mondiali, lo sterminio di un intero popolo e i morti delle dittature politiche. Forse, proprio perchè ne abbiamo viste i cotte e di crude, siamo maturati prima degli altri e abbiamo deciso di dire basta ad una animalesca mentalità basata sull' antica concezione " occhio per occhio, dente per dente".Continuare la battaglia per la cancellazione della pena di morte è un dovere morale, di tutti i cittadini del mondo.
Uniti assieme non possiamo fallire.
Enrico Reghini di Pontremoli
Il Corrire della Sera di domenica 26 Agosto 2007, pubblica in prima pagina un editoriale dell'economista Francesco Giavazzi sul tema del precariato. Problema gravoso, che colpisce migliaia di giovani e non, all'interno della nostra Italia.Sindacati e sinistra radicale chiedono al Governo Prodi di intervenire modificando o, addirittura, eliminando la legge Biagi e di ritornare al vecchio sitema che prevede assunzioni con contratti a periodo indeterminato.Giavazzi ha ragione nel sostenere che un ritorno al vecchio sistema sia ormai divenuto impossibile e anacronistico. Il tempo passa e sono cambiate le strutture del lavoro. In quasi tutta l'Europa il precariato è diventato pane quotidiano. Il precariato porta con sè sia pregi che difetti. Pregi perchè aumenta l'occupazione, si riducono i disoccupati e l'economia gira. Difetti nel senso, che la facilità di mantenere un posto fisso in un'impresa per un lungo periodo è praticamente pari a zero.Questo aspetto, a mio avviso, non deve però spavetare i lavoratori: se ci si trova in un mercato del lavoro ben funzionante pochi resterebbero senza lavoro; ci sarebbero soltanto più spostamenti, si girerebbe di più , insomma ci si sposterebbe in più aziende. Cosa che accade negli Usa da decenni.Una persona ragionevole potrebbe opporsi a quanto detto fino ad ora sostenendo che il lavoratore rimarebbe continuamente in uno stato di incerttezza, soprattutto con il rischio per chi ha famiglia , di rimanere senza lavoro.Giusta osservazione. Per porre rimedio a questa situazione occorrono due soluzioni: un mercato del lavoro funzionante( flessibile, dinamico) e allo stesso tempo regolamentato a favore dei lavoratori.In danimarca ci sono riusciti: non più tutele al posto di lavoro ma al lavoratore, con forte attenzione per chi momentaneamente è disoccupato.

Enrico Reghini di Pontremoli